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Trentino e clima

Trentino: arrivano i cambiamenti climatici
Solo Trump non ci crede ma i cambiamenti climatici incombono sui nostri destini, anche trentini.
La politica litiga per un barcone di neri ma ignora un problema che terrorizza l’umanità.
La vera emergenza è ignorata ed il Trentino lo ha provato con la furia degli elementi scatenata nella notte del 29 ottobre. Non solo un evento mai visto ma anche un avvertimento che urge ascoltare perché non sia troppo tardi.

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29 ottobre: arriva il conto dei cambiamenti climatici
TRENTINO COME NEW ORLEANS?
Eventi catastrofici non solo ai tropici

Premessa

Martedì 30 ottobre non poteva essere una mattina come le altre.
Infatti la gente trentina si è risvegliata in modo diverso.

Si è guardata attorno, ha letto i giornali, ascoltato i notiziari e stentava a credere ad un evento atmosferico mai visto.
Via via che le notizie giungevano dalle valli, dai paesi e dai luoghi di montagna il quadro della situazione diventava sempre più impressionante.

Non solo la pioggia aveva superato la quantità d’acqua dell’alluvione epocale del 4 novembre 1966 ma il fenomeno più pauroso e sconvolgente era quello di un vento con raffiche di 200 chilometri all’ora che aveva abbattuto boschi interi, perfino foreste di alberi secolari. Per non parlare di alluvioni, frane e di forze della natura incollerita che hanno cambiato paesaggi, distrutto strade, sentieri e perfino case in uno scempio apocalittico.

Nei giorni successivi la gente ha risposto con il commovente coinvolgimento dei volontari e delle forze dell’ordine. È seguito il cordoglio per le vittime nonché molti interrogativi sullo scatenarsi della natura, quasi fossimo lungo le coste tropicali battute dai venti ciclopici.

Dopo il primo stordimento i programmi: il rimboschimento, la ricostruzione delle strade e dei sentieri, lo sgombero del fango, il ripristino degli alvei dei corsi d’acqua. Eppure…

Eppure poche sono state le considerazioni ascoltate circa le cause di un evento storico mai avvenuto prima nella nostra Provincia. Poche o pochissime le valutazioni sull’origine del fenomeno. Forse le motivazioni fanno ancora paura, forse tentiamo ancora di esorcizzare la minaccia di altri fenomeni di uguale violenza concentrandoci sui rimedi invece che sulle cause scatenanti.

È quello che vedremo di comprendere attraverso alcuni passaggi importanti per inquadrare un evento epocale, cioè il disastro trentino del 29 ottobre, nell’enorme problema planetario, quello dei mutamenti climatici.

Cosa è successo in Trentino?

Dimaro, Novaledo, Levico Terme, Paneveggio, Val di Sella. Sono soltanto alcune delle aree più colpite dalla furia del vento proveniente da sud che ha soffiato a velocità impressionante tra le nostre vallate e sui nostri monti.

Ora guardiamo al verde Trentino con un milione e mezzo di metri cubi di legname abbattuti e con i prossimi 100 anni di attesa per rivedere le valli com’erano.
Senza avere la pretesa di un minuzioso resoconto sull’accaduto, è sufficiente trascrivere la testimonianza di Alessandro Giorgetta che sulla rivista del CAI così descrive la visione apocalittica sotto i suoi occhi mentre saliva verso il Lago di Carezza nella vicina provincia di Bolzano.

“Nel tratto che mi separa dal Lago di Carezza, sul lato opposto della valle, interi tratti di foresta sono abbattuti per circa due chilometri, quindi anche i tornanti sotto il lago ora sono allo scoperto. Il guard rail per lunghi tratti, trascinato via dai tronchi completamente denudati dalla furia dell’uragano, una immensa distesa di tronchi allineati come bastoncini dello shangai. Poi il lago, la superficie invasa dai detriti, distrutto il sentiero che gira intorno. Sembra passato un gigantesco rasoio che ha lasciato dietro di sé cataste di tronchi allineati nella direzione del vento. È un misto di angoscia e di lacrime pensando a cosa era questo luogo incantevole e magico, celebre in tutto il mondo”

Perché in Trentino…
Al vento siamo abituati in Trentino. Non è una tipicità del nostro clima ma quando soffia, specie d’inverno, alzare lo sguardo verso le cime dove il vento solleva la neve in nuvole lunghe come pennacchi di un vulcano è un vero spettacolo.

Ma un vento che solleva tronchi secolari come fili d’erba non lo avevamo mai visto.
Eppure tutto si può ricondurre ad un fenomeno meteorologico freddamente spiegato dagli esperti meteo.

La bassa pressione sul Mediterraneo occidentale ha provocato il vento che è passato sul mare ancora caldo e sulla Penisola dove –la settimana prima– la temperatura aveva raggiunto picchi da record. I venti hanno acquistato grandi quantità di umidità per poi scontrarsi con masse d’aria più fredda verso i monti scaricando grandi quantità d’acqua fino a 450 mm in 2 gg sulle Alpi Venete, Valli Trentine e su parte dell’Alto Adige.

La spiegazione di questo fenomeno risiede con certezza negli eventi climatici, anche perché negli annali della nostra storia un evento del genere non era mai stato registrato.

Imputata la CO2, anche se Trump non ci crede.

I dati meteorologici smentiscono Trump: di sicuro “non è sempre andata così”.

Più di 50anni fa uno scienziato scoprì la relazione tra il surriscaldamento del pianeta e l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera.
James Hansen per primo ha messo in relazione il surriscaldamento dell’atmosfera con l’aumento di anidride carbonica.

Nel 1967, attraverso i rilevamenti di CO2 su Venere, aveva scoperta una relazione tra i dati rilevati sulla Terra  ed i fenomeni avvenuti su Venere dove il sole divenuto più brillante ed il caldo crescente -trattenuto dall’atmosfera- avevano fatto evaporare gli oceani e resa impossibile ogni forma di vita.

Al momento attuale i campioni nella immissione di CO2 nell’atmosfera sono la Cina, Usa, India, Russia, Giappone, Germania, Polonia, Iran, Arabia Saudita, Corea del Sud, Canada. L’Italia è al 18° posto, l'Unione Europea in terza posizione.

L’Africa, fuori dalla lista dei fuoriclasse, ne fa le spese con desertificazioni, siccità, inquinamento di rifiuti e saccheggio da parte delle multinazionali. In cambio, noi fortunati ancora per poco, facciamo a gara per respingere qualsiasi derelitto che volesse mettersi in salvo sulle nostre coste.

Ma questa è un’altra storia.

I fenomeni in generale e le previsioni

Il superamento della soglia di 2 gradi porterà a fenomeni da brivido: l’innalzamento del livello di mari, lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, l’intensificarsi di uragani, l’estinzione di diverse specie animali, la desertificazione di terre coltivate, la scarsità d’acqua ma pure la minaccia per la gente con i disastrosi danni economici conseguenti.

Alcuni numeri?

Tra il 1970 ed il 1980 nell’Oceano Atlantico gli uragani più devastanti (categoria da 3 a 5) erano solo il 10%. Dal 2010 sono più che raddoppiati. Quelli di media intensità sono aumentati del 24%. Ed in Italia? La ricerca del CNR attesta che dal 2007 ad oggi in Italia ci sono ogni anno 100 fra trombe d’aria e trombe marine.

Di preferenza colpiscono le coste di Lazio, Toscana e Salento ma non solo anche la Liguria ed il Veneto, mentre stavolta non hanno risparmiato il Trentino.

Di questo passo gli scienziati ed i meteorologi prevedono che fenomeni estremi come questo diverranno più frequenti, se non abituali.

I rimedi

Un milione di mc. di legname spazzato via e cent’anni per vedere le foreste ricrescere.
È facile parlare di rimedi. Certo il Trentino ci metterà tutta la forza di volontà e le risorse di cui è capace affinché le foreste tornino a rinverdire i versanti montuosi spelacchiati.

Ma non è solo questo il rimedio. Chi può sapere se il fenomeno di queste proporzioni ritornerà a flagellare la nostra terra?
E quanto dipende da noi la diminuzione di emissioni di CO2 in atmosfera?

Come detto in premessa la nostra popolazione è ben poca cosa: per ogni trentino, nel mondo ci sono più di 10.000 persone.

Forse per questo dobbiamo restare inermi e non incidere, almeno con il nostro esempio e coscienza, sui rimedi alle previsioni catastrofiche tratteggiate da scienziati del mondo intero?

A parte l’adozione di stili di vita più sobri, sembra essenziale che la nostra politica getti lo sguardo un pò più lontano.

Le città smart e le città green sono ancora troppo lontane dai nostri obiettivi.
Chi scrive abita in una città dove abbattere alberi secolari per piantare fuscelli striminziti è considerato un traguardo.
Dove pavimentare strade realizzate solo 10 anni fa è un motivo di orgoglio anche se si sottraggono risorse agli investimenti di maggior intelligenza.

Ma forse il nostro sguardo dovrebbe guardare più lontano. Gli imperativi del momento sono: rendere più intelligente la mobilità, risparmiare il consumo del suolo, incentivare l’utilizzo di energia rinnovabile.

Invece chi siede per la prima volta nella sala dei bottoni profetizza subito un altro Trentino: un Trentino fatto di circonvallazioni, di tunnel del Brennero e della terza corsia dell’ A22.

Il governo di prima proclamava: la PIRUBI non si farà. Ora invece è una priorità. Solo l’uscita è in dubbio: Mattarello, Besenello, Rovereto? O non sarà meglio farla arrivare ad Ala-Avio, sulla porta di casa del Governatore?

Pensieri tristi, dove solo la coscienza di una maggiore informazione può fare la differenza.

Il Trentino, piccolo, piccolo sembrava così distante dagli uragani del profondo sud degli States dove le casette in legno volavano come giocattoli.
Adesso gli uragani li abbiamo a casa nostra, un motivo in più per valutare con intelligenza le nostre scelte, anche quelle quotidiane.