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Crolla il numero dei neo iscritti

Attraverso un recente report della CIPAG apprendiamo che il numero degli iscritti sta crollando in maniera preoccupante.
In quattro anni abbiamo perso 10.000 iscritti.
Siamo davanti ad una sfida che ci richiama tutti ad una grande responsabilità specie verso i più giovani.

Crolla il numero dei neo iscritti

Siamo scesi da 94.747 nel 2014 a 84.147 nel 2018
CROLLA IL NUMERO DEI NEO ISCRITTI
10.500 numeri persi in 4 anni

Collegio di Trento: 38 in meno
12 aprile 2018, assemblea ordinaria del Collegio di Trento. Il Presidente Cova riferisce circa il numero di iscritti e cancellati nella provincia di Trento.
In un anno gli iscritti scendono da 1057 a 1019. In altre parole non solo i cancellati non sono stati rimpiazzati dai nuovi iscritti ma il saldo segna il segno negativo di 38 unità. I cancellati hanno abbandonata la professione per i motivi più disparati: poco lavoro, reddito zero o insufficiente, diversa occupazione, pensionamento ed altro.
38 su 1000 non è un grande numero ma se si considera che “1019” rappresenta il saldo tra iscritti e nuovi iscritti e cancellati, i dati cominciano a destare qualche preoccupazione.
Infatti le nuove iscrizioni sono in numero nettamente inferiore rispetto alle cancellazioni ed è proprio questo il fenomeno -pressoché sconosciuto nel passato- a destare preoccupazione.

 

I dati su scala nazionale
Per verificare l’entità di questo fenomeno su scala nazionale bisogna ricorrere ai dati della Cassa la quale ha recentemente fornito i numeri per età, reddito e anzianità di iscrizione, sia su scala nazionale che in rapporto alle singole province.
Prima di passare all’analisi del fenomeno vediamone la consistenza nella totalità.
Dati 2018:

  • i nuovi iscritti sono 1576, il 71% dei quali sotto i 30 anni.
  • I cancellati sono ben 4397, il 21% dei quali sotto i 40 anni ed il 20% sotto i 70 anni.
  • Il saldo negativo è pari a 2821.
  • Inoltre per il 50% i cancellati hanno redditi inferiori a 20.000 euro.
  • Sempre con riferimento al 2018, il rapporto tra cancellati ed iscritti oscilla tra il 3% ed il 6%.
  • Attorno al 3% troviamo la Lombardia, l’Abruzzo ed il Trentino Alto Adige.
  • Il picco massimo del 6% spetta all’Umbria.

Un altro dato interessante riguarda l’aumento del fenomeno “cancellazioni” nell’ultimo quadriennio 2014 - 2018.
Su base nazionale constatiamo che mentre i cancellati sono pressoché costanti, cioè variano di circa 70 unità tra il 2014 ed il 2018, gli iscritti scendono in misura molto preoccupante, cioè da 94.747 nel 2014 a 84.147 nel 2018, con una perdita complessiva di oltre 10.500 unità.

 

Alla ricerca delle cause
I numeri sono -ovviamente- molto significativi.
È bene però dare loro una spiegazione.
Nell’insieme si constata che le cancellazioni sono pressoché costanti. L’oscillazione su base nazionale di 70 unità non rappresenta un fenomeno allarmante.
Invece molto preoccupante risulta il saldo iscritti/cancellati.
Nel 2014 gli iscritti sono complessivamente 94.747, mentre nel 2018 sono 84.147.
La differenza, pari a quasi 10.500 unità, è il segnale allarmante delle “nuove iscrizioni” paurosamente in calo.
Se guardiamo dietro di noi vediamo che le fila si assottigliano sempre di più.
A nostro modesto avviso, la categoria avrebbe dovuto intuire già da tempo che la “svendita” del nome “geometra” con il nuovo indirizzo scolastico sarebbe stata una disfatta; però le cose stanno così e correre ai ripari è sempre più difficile anche se necessario.
Ce ne accorgiamo ora nel 2019 dopo qualche anno che il “CAT” non garantisce la maturità ai geometri ma li fa uscire dalla scuola con un anonimo acronimo di cui perfino molti nostri colleghi ignorano il significato.
La nostra rivista, sebbene letta con superficialità da molti, ha puntato molte volte l’attenzione su questo problema ed ha lanciato proclami inascoltati.
Però fintanto che i singoli Colleghi non si renderanno conto che soltanto la collegialità e l’unità di intenti potrà produrre risultati, è quasi scontato che il fenomeno non verrà contrastato e la preoccupante curva verso il basso proseguirà in direzione dello “zero” finale.

Crolla il numero dei neo iscritti

2029: triste anniversario?
A 90 anni dalla istituzione del titolo di “geometra”, tutti ci possiamo chiedere: come arriveremo a festeggiare i 100 anni nel 2029?
Non servono complicate operazioni matematiche per constatare che se ogni anno si perdono 2.500 iscritti, tra 10 anni saremo 60.000 e tra 20 anni meno di 40.000.
Forse davanti a questi numeri più d’uno si attiverà per scongiurare non soltanto la prospettiva di rimanere in pochi ma perfino il rischio nella sostenibilità dei bilanci della Cassa di previdenza.
Una analisi del fenomeno non spetta sicuramente alla redazione di P.G. ma, come più volte è stato detto da queste pagine della nostra rivista, non servono i geni dell’istituto statistica o di chissà quale analista per individuare la causa di questo fenomeno emerso così di recente.
Se un ragazzo che finisce i tre anni di scuola media cerca la scuola per geometri e non la trova, dove si iscriverà?
Probabilmente al liceo oppure in una di quelle scuole a nuovo indirizzo che non sai bene cosa comportano.
Pochi riconoscono nel CAT il corso di studi più attinente alla formazione del geometra.
I più ritengono che il “geometra” finirà sul binario morto ed a lui si sostituiranno solo ingegneri ed architetti anche se non è così perché la figura del tecnico intermedio è sempre più richiesta dal mercato del lavoro.
Pochi istituti si attivano seriamente per creare la conoscenza e promuovere il CAT.
È così che la categoria perde la sua indispensabile linfa vitale, quella di nuovi numeri che sostituiscono le cancellazioni fisiologiche o naturali.

 

I più penalizzati
Chi ha superato i 55-60 anni di sicuro si preoccuperà meno dei 30-40enni che vedono il vuoto dietro di loro, sia come prosecuzione della categoria, sia come sostenibilità previdenziale.

 

Serve uno sforzo “collegiale”
Al di fuori di qualsiasi esortazione di sapore retorico, siamo davvero tutti chiamati ad essere maggiormente sensibili verso questo problema.
Se le assemblee annuali registrano una partecipazione inferiore al 10% degli iscritti, il restante 90% deve assumersi le proprie responsabilità perché in questo caso -è proprio il caso di dirlo- siamo tutti interessati.
Non soltanto nel maggior coinvolgimento e partecipazione ma anche nel sostenere la figura del “geometra”, professione non da medio evo, ma attiva e partecipe nella moderna evoluzione di molte attività economiche.
Non è sufficiente delegare il Collegio ed il CNG alla soluzione dei problemi di categoria.
Anche la diffusione delle corrette informazioni per alimentare gli iscritti verso il nuovo indirizzo e per la formazione continua sono comportamenti di “collegialità” del tutto indispensabili piuttosto che lo scoraggiamento davanti ai numeri in negativo.